E' scattato il nuovo attacco di Israele e USA all'Iran, che condanniamo. Non si disarma mai con le bombe! Ma parlare di "tramonto dell'Occidente" è un lusso che non possiamo permetterci...

28.02.2026

Israele e Usa, stamattina alle 7:23, lanciano attacco all'Iran: esplosioni a Teheran, Trump: "Difendiamo americani da minacce"

continua su: https://www.fanpage.it/live/israele-attacco-iran-news-28-febbraio/

"Israele ha lanciato un attacco preventivo contro l'Iran per rimuovere le minacce nei suoi confronti", ha annunciato il ministro della Difesa Israel Katz dichiarando "lo stato di emergenza immediato". Colonne di fumo nero su Teheran, chiuso lo spazio aereo in entrambi i Paesi. 

Successivamente si è saputo che l'operazione chiamata "Ruggito del leone" viene portata avanti congiuntamente con gli USA. Il Pentagono l'ha denominata "Operation Epic Fury". Il Presidente Donald Trump, in un messaggio su Truth Social, ha rivendicato l'operazione parlando di "grandi operazioni di combattimento" per eliminare la minaccia del regime degli ayatollah.

I Pasdaran hanno già annunciato l'inizio della rappresaglia (operazione "True Promise 4"), con lanci di missili e droni verso Israele e contro basi americane nella regione (Bahrein e Qatar).

Alle ore 15:30 viene diffusa la notizia, da confermare, che sarebbe rimasta uccisa sotto le bombe la Guida Suprema Khameini.


https://comunicazione-nonviolenta.webnode.it/l/nuovoattaccoiran/

Commenti a caldo del 28 febbraio mattina: il notiziario televisivo di La7 sta annunciando che in questo momento (ore 7:30 di mattina) sarebbe in corso un attacco di Israele all'Iran...Gli USA di Trump avevano avviato dei negoziati in Oman e chiesto alla controparte iraniana di smantellare I centri di arricchimento dell'uranio, di consegnare il materiale fissile già prodotto, di non produrre vettori a lungo raggio... Pare che Netanyahu abbia deciso di scavalcarli e di imporre la sua priorità strategica e politica. 

Info Alfonso Navarra - www.disarmistesigenti.org - cell. 340-0736871

Per noi antinucleari la risposta alla domanda: volete denuclearizzare? se ci fosse stata rivolta, sarebbe sarebbe stata facile. Visto che il nucleare anche civile è male liberarsene sarebbe comunque un bene. Liberarsi di uranio arricchito e missili non potrebbe che fare del bene al popolo iraniano. Quindi perché dire di no a cose buone?

La logica di molti analisti correnti è invece diversa, specie di quelli "terrapiattisti" che vanno per la maggiore sui media in quanto funzionano da "scaldapubblico". Gli analisti che spesso si ascoltano, vedi Orsini dalla Berlinguer, non ritengono l'unità popolare una forza e la forza più potente. Noi riteniamo di avere un criterio di analisi più profondo. Dal punto di vista della difesa reale della gente, del "potere con", guardare alla qualità delle relazioni da conservare conta di più dei pezzi di territorio che temporaneamente si possono anche cedere a un invasore, che dovrà riuscire a controllarli di fronte a una noncollaborazione attiva di massa...

Dal punto di vista, scontato e banale, della logica della potenza e del "potere su" invece il nucleare conta moltissimo, è il massimo fattore di deterrenza e la suprema garanzia di sicurezza...

Gli analisti "seri" vanno riferiti appunti a due logiche: o quella del "potere su" in cui conta la deterrenza armata, o quella del "potere con" in cui conta la qualità di autoirganizzazione popolare nel difendere i diritti umani e sociali, con il territorio quale variabile secondaria.

Solo certi analisti allocchi possono credere che il nucleare degli ayatollah e dei pasdaran abbia scopi energetici. Fa comodo dirlo e crederlo (ci si beve l'esistenza di una fatwa di Khomeini mai registrata ufficialmente) essendo l'arricchimento dell'uranio la tecnologia dual use per eccellenza...

Trump probabilmente cercava per l'Iran una soluzione alla venezuelana cioè l'addomesticamento del regime che deve cedere sul controllo strategico di petrolio, gas e risorse minerarie. Evidentemente il governo di Netanyahu segue un'altra logica, di scontro militare e di potenza più esistenziale... e ha forzato la mano al Grande Alleato. Ecco allora il vero motivo della guerra, non il disarmo nucleare, ma l'eliminazione di un concorrente nella partita strategica in Medio Oriente.

Ma evitiamo, per favore, di commentare tutta la vicenda facendo riferimento al "Tramonto dell'Occidente", che non sa più che fare. E' in ballo, purtroppo, il tramonto della stessa civilizzazione umana. Gli analisti che vedono solo il tramonto dell'Occidente guardano il mondo con occhiali troppo rosa. ..

Si guardi ad esempio come è affrontata la situazione dell'Artico. Il vero problema è che si sta sciogliendo la Calotta Polare Artica! In passato si estendeva in modo permanente a 20 milioni di km2, quasi la superficie della Russia. Oggi oscilla tra 5 milioni e 15 milioni. di km2.  Questa è già una catastrofe di cui spaventarsi, e da persone di buon senso, non da ecologisti estremi ma possibilisti sul nucleare come la signorina Thunberg ...

Qui sta la follia umana. Il consumo di fossili, da abbandonare e che invece cresce, sta già provocando effetti devastanti con segnali di apocalisse alle porte; e si pensa a come aumentare l'abuso di CO2 visto che i suoi effetti stanno aprendo nuovi spazi allo sfruttamento di petrolio e gas!

Invece di rendere serie le COP (conferenze ONU delle parti) sul clima le potenze si attrezzano alla guerra su come spartirsi l'Artico che si scioglie. Fino al paradosso di Trump che vorrebbe annettersi la Groenlandia!

Riepiloghiamo, allora, e concludiamo. Mentre scriviamo, i telegiornali annunciano che i missili hanno ripreso a volare tra Israele e l'Iran. Gli "esperti" di geopolitica si affannano a spiegarci le ragioni del prestigio, della deterrenza, dello scacchiere strategico. Sono discorsi da dementi. Non esiste alcuna strategia in un mondo che ha deciso di suicidarsi.

La verità è molto più semplice, ma nessuno ha il coraggio di dirla: è la logica del "potere su", del dominio che esige il sacrificio della vita umana sull'altare di astrazioni mostruose come la "sicurezza nazionale" o l' "egemonia" su aree del mondo viste come "teatri" dove si giocano partite geopolitiche.  

Parlare oggi di "Tramonto dell'Occidente" è un lusso intellettuale che non possiamo più permetterci. Qui è in ballo il tramonto della specie. Se non avremo la forza di abbattere la logica militare, se i popoli non capiranno che l'unica difesa possibile è il disarmo unilaterale per trainare il disarmo generale e l'auto-organizzazione nonviolenta, la nostra storia finirà nel peggiore dei modi: nel silenzio di un deserto radioattivo o di un oceano surriscaldato, che travolgerà le terre emerse.

Non c'è più tempo per la retorica massimalista della democrazia o della rivoluzione da imporre con le armi. C'è tempo solo per l'obiezione di coscienza, per la disobbedienza civile. Ogni soldato che posa il fucile, ogni scienziato che rifiuta di arricchire l'uranio, ogni cittadino che nega il consenso allo Stato militarista, è l'unica speranza che ci resta. E' la spinta che deve guidare la nostra strategia nonviolenta di "trasformare i gruppi umani nemici in gruppi umani amici". Tutto il resto è complicità col delitto, con il genocidio programmato della deterrenza che stiamo subendo, da ostaggi della morte atomica cui siamo destinati, umanicidio che può persino sfociare in terricidio...


Ecco alcune idee per forme di protesta che diano voce a quella che i movimenti democratici definirebbero la "via pacifista e nonviolenta": né con i regimi teocratici, né con le bombe dei governi di potenza imperiale e neocoloniale.

1. Il simbolismo delle "luci spente" e degli smartphone

In Iran, i manifestanti del movimento "Donna, Vita, Libertà" stanno usando i cellulari come torce contro il blackout imposto dal regime teocratico. Una manifestazione europea coerente potrebbe adottare lo stesso simbolo: piazze al buio in segno di lutto per le vittime dei bombardamenti, illuminate solo dai telefoni rivolti al cielo. Il messaggio sarebbe: "Luce per il popolo iraniano, buio sulle bombe di Trump e Netanyahu". È un modo per dire che la democrazia non arriva dal cielo con i missili, ma nasce dal basso, dalle persone che resistono nell'oscurità.

2. Lo slogan: "Né turbanti, né bombe" (Neither turban nor bombs)

Un movimento coerentemente pacifista dovrebbe apprezzare uno slogan che rifiuta radicalmente entrambi i poli della violenza. Le manifestazioni potrebbero esporre striscioni che dicono:

  • "Solidarietà al popolo iraniano, Donna, Vita, Libertà, NO alla guerra di aggressione".

  • "Liberi dagli ayatollah, liberi dalle testate atomiche". Questo chiarisce che la condanna dell'attacco israeliano-americano non è un appoggio al regime di Khamenei, ma la difesa del diritto del popolo iraniano di liberarsi da solo, senza essere sterminato per "esportare la libertà".

3. La "difesa popolare nonviolenta - DPN" nelle piazze

Prendendo spunto dalla proposta dei Disarmisti esigenti di un "transarmo" unilaterale degli eserciti, la protesta potrebbe assumere forme di disobbedienza civile:

  • Presidi davanti alle basi NATO e sedi diplomatiche: per chiedere l'immediato cessate il fuoco e il ritorno alla diplomazia climatica (le COP dell'ONU), ricordando che ogni dollaro speso in missili è sottratto alla transizione ecologica.

  • Appello dei sindacati (sperando nella sensibilità di quelli di base): scioperi o brevi sospensioni del lavoro per "il diritto alla vita" dei popoli oppressi, sottolineando che la guerra è l'ostacolo supremo ai diritti civili e sociali in Iran come in Occidente.

4. Manifestazioni digitali e bypass della censura

Poiché il regime teocratico di Ayatollah e Pasdaran ha ridotto la connettività al 4%, una forma di solidarietà concreta è la creazione di "ponti digitali": attivisti occidentali potrebbero mettere a disposizione server proxy o VPN per aiutare i movimenti democratici iraniani a far uscire video delle proteste interne e dei danni civili dei raid.


Il sociologo Alberto L'Abate suddivideva le popolazioni aggregate in settori "caldi", "tiepidi" e "freddi" dal punto di vista della partecipazione politica.

Dai settori "caldi" ecco una posizione che si butta un po' troppo "a sinistra" (se per sinistra si intende l'antiamericanismo a senso unico, che ignora la minaccia dei fondamentalismi totalitari).

https://www.facebook.com/share/p/1QNwKYWkdp/

Il Partito della Rifondazione Comunista condanna Netanyahu e Trump quali "terroristi".

Rifondazione Comunista condanna l'aggressione militare di Israele e Trump contro l'Iran. Siamo di fronte, per l'ennesima volta, a un'aperta violazione del diritto internazionale e in particolare dell'articolo 2 della Carta delle Nazioni Unite. Non si tratta di un attacco preventivo come lo definiscono Trump e Netanyahu visto che sono gli Stati Uniti che hanno rotto l'accordo sul nucleare iraniano. Mentre era in corso un negoziato in Oman e l'Iran aveva annunciato di rinunciare ad accumulare scorte nucleari, Israele e USA hanno lanciato bombardamenti. Netanyahu e Trump sono due terroristi fascisti e costituiscono la principale minaccia per l'umanità e la pace. Nessuna critica alla Repubblica Islamica può giustificare questa guerra come hanno dichiarato gli stessi movimenti di opposizione iraniani. Israele e USA sono i due principali stati terroristi del pianeta.

Maurizio Acerbo, segretario nazionale e Anna Camposampiero, responsabile esteri del Partito della Rifondazione Comunista 

Da notare le seguenti perle analitiche:  Netanyahu e Trump sono due terroristi fascisti e costituiscono la principale minaccia per l'umanità e la pace. Israele e USA sono i due principali stati terroristi del pianeta.


Ed ecco invece la presa di posizione della RETE ITALIANA PACE E DISARMO, cioé di "caldi" più pencolanti verso un pacifismo di "destra", oggi coincidente in Italia con l'"Europa prima di tutto" e quindi con la subalternità politica alle forze che in Parlamento europeo costituiscono la "Maggioranza Ursula". 

La guerra non è la soluzione: stop all'attacco militare contro l'Iran, la diplomazia può ancora salvare tutto

Coordinamento Campagne Rete Italiana Pace e Disarmo

28 Febbraio 2026

La guerra non è la soluzione: stop all'attacco militare contro l'Iran, la diplomazia può ancora salvare tutto.

Condanna degli attacchi militari e sostegno alla popolazione iraniana e al movimento Donne Vita Libertà da parte della Rete Italiana Pace Disarmo

Questa mattina, con un'operazione militare congiunta denominata "Ruggito del leone", Israele e gli Stati Uniti hanno scelto la guerra. Bombe su Teheran, su Isfahan, su Karaj, su Qom. Esplosioni vicino al palazzo presidenziale, colonne di fumo nero nel cielo della capitale iraniana. Cittadini nei rifugi, ospedali evacuati, sirene d'allarme in tutto Israele mentre già partono i missili di risposta. L'intera regione mediorientale è di nuovo precipitata nel baratro.

Quello che è accaduto questa mattina è tanto più grave perché arriva nel momento peggiore possibile: mentre la diplomazia stava — faticosamente, ma concretamente — cercando una via d'uscita. Solo ieri, il ministro degli Esteri dell'Oman Badr al-Busaidi — il principale mediatore nei negoziati tra Washington e Teheran — aveva dichiarato che l'Iran era pronto a rinunciare alle proprie scorte di uranio arricchito e aveva definito l'accordo di pace "alla nostra portata". Dopo tre round di colloqui a Ginevra, con l'AIEA direttamente coinvolta come osservatore tecnico, si intravedevano per la prima volta le condizioni per un'intesa: zero accumulo, zero stoccaggio, piena verifica internazionale. La questione del controllo del programma nucleare iraniano — che noi consideriamo cruciale, in quanto organizzazione aderente alla campagna ICAN (International Campaign to Abolish Nuclear Weapons) e da sempre impegnata per un Medio Oriente libero da armi nucleari — stava trovando uno spazio negoziale reale

Come Rete Italiana Pace e Disarmo, esprimiamo la nostra più ferma condanna per questo attacco militare. Ribadiamo con forza quanto già affermato nelle nostre recenti prese di posizione: basta guerre e bombe "in nome della libertà". Nessun obiettivo geopolitico giustifica la violenza militare e il suo inevitabile carico di morti, feriti e distruzione tra le popolazioni civili. L'attacco missilistico di Usa e Israele contro l'Iran non aiuterà le società civile iraniana a liberarsi del regime teocratico ma darà nuove motivazioni a Teheran per accelerare ed avviare in modo più esteso il proprio riarmo ed rafforzare la repressione interna.

Siamo con il popolo iraniano che da anni lotta in modo pacifico e nonviolento contro un regime teocratico e repressivo che non esita a uccidere i propri cittadini. A quel popolo va tutta la nostra solidarietà e vicinanza. La loro richiesta di libertà, diritti, giustizia, democrazia è la nostra stessa richiesta, comune a tutti i popoli che lottano per rompere le catene dell'oppressione e dell'ingiustizia, in ogni parte del mondo. Conquiste che si ottengono con la forza del diritto e non le operazioni militari e nuove forme di colonialismo o di protettorati. Il futuro dell'Iran appartiene solo al suo popolo. Non a Netanyahu. Non a Trump.

Rete Italiana Pace e Disarmo nel condannare con forza l'ennesimo passo verso il baratro chiede al Governo italiano e a quelli della Unione Europea di dissociarsi da questa follia, di richiedere la convocazione immediata del Consiglio di sicurezza dell'Onu e di interdire l'uso delle basi, dei porti e degli aeroporti alle forze armate degli Stati Uniti impiegate in questa guerra illegale. In particolare chiediamo:

L'immediata cessazione delle operazioni militari da parte di Israele e degli Stati Uniti contro l'Iran, nuovamente in aperta violazione del diritto internazionale;

Il ritorno urgente alla diplomazia, ripristinando i canali negoziali che erano in corso sotto mediazione omanita e con il coinvolgimento dell'AIEA;

Un impegno dell'Unione Europea affinché assuma un ruolo attivo e autonomo nel promuovere la de-escalation e nel sostenere un accordo negoziale sul nucleare basato su verifiche internazionali credibili;

La protezione delle popolazioni civili , che sono le prime vittime di ogni escalation militare.

L'impegno dell'Organizzazione delle Nazioni Unite a verificare e denunciare la repressione e la violazione dei diritti umani nei confronti di chi manifesta pacificamente in Iran.

Mobilitiamoci. Nelle piazze, con le nostre organizzazioni, con le reti internazionali. Sosteniamo la popolazione iraniana ed il movimento "Donne Vita Libertà" per il loro diritto di autodeterminazione. Le guerre si portano dietro altre guerre, in una spirale infinita di odio, morte e distruzione. Le armi non portano nessuna sicurezza ma stanno destabilizzando l'intero pianeta.

Il tempo della pace è adesso! Per la pace, il disarmo e la dignità di tutti i popoli.

Sempre dai settori caldi ecco i NO KINGS, che possiamo considerare, approssimativamente, gli eredi dei NO GLOBAL (quelli di Genova 2001).

Iran, No Kings: attacco è minaccia per umanità. Italia condanni "Furia predatoria, assassina e repressiva deve essere fermata o ci travolgerà"

Roma, 28 feb. (askanews) - "L'attacco congiunto di Israele e Usa contro l'Iran segna un'ulteriore escalation che rischia di incendiare l'intera regione e minacciare tutta l'umanità con un letale effetto domino su scala mondiale. Chiediamo che l'Italia condanni subito l'ennesima aggressione di Usa e Israele e il ritorno alla strategia delle cosiddette 'guerre preventive', basate su menzogne volte solo a giustificare logiche di potere e mire imperialistiche. Una guerra non 'esporta democrazia' ma solo morte, distruzione e nuove sofferenze per la popolazione civile. Invitiamo tutte e tutti a mobilitarsi in tutte le città in solidarietà del popolo iraniano". Così in una nota il movimento "No Kings Italia - Contro i re e le loro guerre". "Questo attacco s'impone nell'agenda politica e pertanto sarà in cima ai lavori dell'assemblea nazionale No Kings Italia, prevista domani, domenica 1 marzo, alle ore 10, a Roma presso la sede di Arci Nazionale (Sala Ilaria Alpi, Via dei Monti di Pietralata,16). I lavori saranno aperti aperti dalle attiviste iraniane, anche per discutere della mobilitazione urgente contro la nuova escalation bellica - annunciano i No Kings Italia - Ecco come agiscono i nuovi re, forti della certezza di rimanere impuniti: in Iran come Palestina, in Venezuela così come in Sudan, in Europa come in Italia. Questa furia predatoria, assassina e repressiva deve essere fermata o ci travolgerà. Contro guerra e autoritarismo l'unica scelta è opporsi, nell'immediato e proseguendo il percorso di convergenza sociale per costruire la manifestazione nazionale 'Together', che si svolgerà il 27-28 marzo a Roma, con un concerto e un corteo, in contemporanea con la mobilitazione globale in Uk e Usa", conclude il movimento


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