La "generazione Z" insorge e vince in Asia: una sfida per il giornalismo di pace

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Alcuni analisti la definiscono la "Primavera della Generazione Z" in Asia. Tra il 2024 e il 2025, diversi governi considerati autoritari o corrotti sono caduti o sono stati costretti a riforme radicali grazie a mobilitazioni di massa guidate quasi esclusivamente da giovanissimi (studenti universitari e liceali).
I media qui in Italia (e in generale in Europa) le ignorano totalmente e stiamo parlando non solo dei mainstream ma anche di quelli che si presentano come alternativi. Qualche riga la possiamo leggere sul magazine "Internazionale".
Stiamo parlando, si badi bene, di mobilitazioni nonviolente vincenti, di carattere indipendente e autogestito, a differenza di sedicenti "resistenze" armate pagate e teleguidate da potenze straniere e del tutto inconcludenti, anzi controproducenti sul piano pratico, benché sotto la debordante luce dei riflettori. I massacri collegati non sono l'ultimo motivo perché, ad esempio, il genocidio in Sudan, oggi molto più grave di altri in corso, è del tutto trascurato. "Resistenze" che, oltretutto, non potrebbero essere definite tali ai sensi dei diritto internazionale, perché le leggi ONU non accettano la "giusta causa" come giustificazione per i crimini di guerra.
Scommettiamo che gran parte degli attivisti che si ritengono informati non hanno la minima idea su quali Paesi sono protagonisti degli avvenimenti di ribellione civile cui stiamo accennando.Ricordiamo altresì, per giudicare i soggetti opzionanti la lotta armata (valutare il sostegno politico è un obbligo per chi fa politica), che è sempre obbligatorio distinguere tra combattenti e civili. Gli attacchi diretti contro i civili sono crimini di guerra.
E ricordiamo ancora che la presa di ostaggi è esplicitamente proibita dall'Articolo 34 della Quarta Convenzione di Ginevra e dall'Articolo 75 del Primo Protocollo. È considerata una "grave violazione" e un crimine di guerra sotto lo Statuto di Roma della Corte Penale Internazionale. Un Che Guevara non si sarebbe mai sognato di rapire un bambino puntandogli la pistola alla tempia...
Noi abbiamo discusso il 21 dicembre di "GIORNALISMO DI PACE E COMUNICAZIONE NONVIOLENTA" nel webinar organizzato dai DISARMISTI ESIGENTI.
La moderazione è stata di Daniele Barbi da Trier che ha parlato anche della protesta contro la reintroduzione della leva in Germania. Le relazioni di Alfonso Navarra e di Paola Russo (Presenze empatiche) sono state "spalmate" in rapporto alla introduzione di Giorgio Barazza (Centro Sereno Regis), che ha presentato il libro dello scomparso Nanni Salio.
Interventi che potete ascoltare, tra gli altri e tra le domande del pubblico: Giuseppe Paschetto, formatore nonviolento; Luigi Mosca (fisico nucleare, ICAN Francia); Giuseppe La Porta (Coordinamento Capitanata per la pace); Cosimo Forleo (Per la scuola della Repubblica); Patrizia Sterpetti (WILPF Italia).
Qui sotto, per una settimana, si può visionare e scaricare liberamente il video inviato come link di Google Drive video1170466068.mp4
LA PRIMAVERA DELLA GENERAZIONE Z IN ASIA
Un fenomeno molto profondo, che alcuni analisti definiscono la "Primavera della Generazione Z" in Asia, ha avuto luogo tra il 2024 e il 2025, Diversi governi considerati autoritari o corrotti sono caduti o sono stati costretti a riforme radicali grazie a mobilitazioni guidate quasi esclusivamente da giovanissimi (studenti universitari e liceali).
Ecco i casi più significativi e recenti, con una menzione particolare, svolta a parte, sulla situazione molto calda in Corea del Sud.
1. Bangladesh: la "Rivoluzione Gen Z" (agosto 2024)
È stato il caso più eclatante. Quella che era iniziata come una protesta studentesca contro il sistema delle quote nei posti di lavoro pubblici si è trasformata in un movimento nazionale contro la premier Sheikh Hasina, al potere da 15 anni. Nonostante una repressione violentissima, la premier è fuggita dal paese il 5 agosto 2024. Oggi Il Paese è guidato da un governo ad interim presieduto dal premio Nobel Muhammad Yunus, scelto proprio dai leader studenteschi. Tuttavia, la situazione resta tesa: pochi giorni fa (dicembre 2025), la morte del giovane leader Sharif Osman Hadi ha scatenato nuove ondate di proteste.
2. Nepal: la caduta per il bando dei Social (settembre 2025)
In Nepal, la miccia è stata il tentativo del governo di limitare la libertà digitale (in particolare il bando di alcuni social media). Migliaia di giovani sono scesi in piazza a Kathmandu contro la corruzione e il nepotismo. Il primo ministro K. P. Sharma Oli si è dimesso il 9 settembre 2025 dopo che i manifestanti sono arrivati a occupare simbolicamente i tetti dei palazzi governativi.
3. Sri Lanka: Il precedente dell'Aragalaya
Sebbene iniziato nel 2022, il movimento "Aragalaya" ("Lotta") ha segnato la via. I giovani hanno cacciato la dinastia Rajapaksa a causa della crisi economica. Nel settembre 2024, le elezioni sono state vinte da Anura Kumara Dissanayake, un politico che ha basato la sua campagna proprio sulle istanze di rottura con il passato chieste dai giovani.
4. Altri focolai in corso
Indonesia: nell'agosto 2025, proteste studentesche di massa hanno bloccato i tentativi del Parlamento di modificare le leggi elettorali a favore delle élite e hanno contestato i privilegi economici dei parlamentari.
Timor-Est: recentemente (settembre 2025), proteste lampo di giovani hanno costretto il governo a cancellare acquisti di auto di lusso per i deputati e ad abolire pensioni vitalizie per i politici.
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L'assedio della democrazia: dalla legge marziale al processo per insurrezione in Corea del Sud
Oggi, 23 dicembre 2025, la Corea del Sud sta attraversando una fase cruciale di ricostituzione democratica, cercando di lasciarsi alle spalle il trauma del tentato colpo di Stato orchestrato dall'ex presidente Yoon Suk Yeol.
La notte del 3 dicembre 2024: il punto di rottura
La crisi di legittimità del governo è precipitata drasticamente nella notte del 3 dicembre 2024. In un atto senza precedenti negli ultimi 40 anni, il presidente Yoon ha dichiarato improvvisamente la legge marziale d'emergenza, giustificandola come misura necessaria contro presunte "attività anti-stato" dell'opposizione. In realtà, la mossa mirava a paralizzare il Parlamento e a bloccare le indagini per corruzione che coinvolgevano la sua famiglia e la First Lady, Kim Keon-hee.
L'assedio al Parlamento e la resistenza civile
La reazione popolare è stata immediata e decisiva. In una dimostrazione plastica di "assedio nonviolento", migliaia di cittadini si sono diretti verso l'Assemblea Nazionale di Seul, circondandola per proteggerla. Mentre i reparti speciali dell'esercito tentavano di penetrare nell'edificio calandosi dagli elicotteri, i manifestanti hanno formato barriere umane, permettendo ai deputati di entrare e votare all'unanimità l'annullamento del decreto. Questa pressione dal basso ha costretto i militari al ritiro dopo poche ore, segnando il fallimento tattico del golpe.
La rimozione e l'arresto (Aprile - Giugno 2025)
Dopo mesi di instabilità politica e proteste di massa, la Corte Costituzionale ha ratificato la mozione di impeachment, rimuovendo ufficialmente Yoon Suk Yeol dall'incarico il 4 aprile 2025. A seguito della perdita dell'immunità, l'ex presidente è stato arrestato con l'accusa di insurrezione e abuso di potere. Le elezioni anticipate tenutesi a giugno hanno sancito la vittoria di Lee Jae-myung (Partito Democratico), che ha assunto la guida del Paese con il mandato di riformare radicalmente le istituzioni.
Il quadro attuale: 23 dicembre 2025
A un anno esatto dal tentato golpe, l'atmosfera a Seul resta carica di tensione giudiziaria:
Tribunali Speciali: proprio oggi, 23 dicembre 2025, il Parlamento ha approvato l'istituzione di corti speciali per la ribellione, uno strumento necessario per processare celermente non solo Yoon, ma anche i vertici militari e i ministri che hanno collaborato all'esecuzione della legge marziale.
Le "Manifestazioni a lume di candela": le piazze non si sono svuotate, ma hanno cambiato obiettivo. Se nel 2019 i giovani protestavano contro i privilegi della casta (scandalo Cho Kuk), oggi i Candlelight Rallies chiedono la massima severità della pena per il reato di insurrezione, inclusa l'ipotesi dell'ergastolo, per garantire che nessun leader futuro possa tentare nuovamente di sovvertire l'ordine costituzionale.
Riforma dello Stato: Ii governo Lee sta procedendo allo smantellamento del sistema di potere burocratico-giudiziario che per decenni ha protetto le élite conservatrici, cercando di rispondere alla domanda di trasparenza che accomuna la "Generazione Z" e le generazioni più anziane che hanno vissuto la dittatura.
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Caratteristiche comuni di queste rivoluzioni
Questi movimenti condividono tratti unici che li distinguono dalle rivoluzioni del passato:
L'uso di icone della cultura pop (es. la bandiera dei pirati di One Piece in Indonesia e Nepal) come simboli di libertà.
Organizzazione ultra-rapida via TikTok, Discord e Telegram per aggirare la censura.
Spesso i giovani rifiutano anche i vecchi partiti di opposizione, chiedendo un ricambio generazionale completo.
Non c'è un unico leader carismatico "vecchio stile", rendendo difficile per i governi fermare il movimento arrestando singole persone.
Nota di cautela: Sebbene queste rivoluzioni abbiano rimosso leader corrotti, la sfida successiva (la transizione verso democrazie stabili) si sta rivelando difficile in molti di questi Paesi, con forti pressioni da parte dei militari o instabilità economica persistente.
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In questa ondata di rivoluzioni asiatiche tra il 2024 e il 2025, l'occupazione simbolica e fisica dei palazzi del potere ha sostituito la classica guerriglia di strada o lo scontro per superare barriere fisiche sorvegliate da gendarmi ("zone rosse" da violare) come atto finale e decisivo.
Non si tratta solo di una tattica logistica, ma di un preciso meccanismo psicologico e comunicativo. Ecco perché l'assedio ai palazzi è diventato la forma fondamentale di queste vittorie:
1. Il crollo dell'invulnerabilità
In regimi autoritari o corrotti, il palazzo (sia esso la residenza del Premier o il Parlamento) rappresenta l'invulnerabilità dell'élite.
Bangladesh (agosto 2024): quando migliaia di studenti hanno fatto irruzione nel "Ganabhaban" (la residenza di Sheikh Hasina), le immagini di ragazzi comuni che si sedevano sui divani della premier o mangiavano nelle sue cucine hanno distrutto istantaneamente l'aura di potere del regime.
Nepal (settembre 2025): L'immagine dei manifestanti sui tetti del Singa Durbar a Kathmandu ha segnalato che le forze dell'ordine non erano più disposte a sparare per proteggere le mura, rendendo il governo politicamente nudo.
2. Dalla "violazione" alla "riappropriazione"
A differenza delle rivolte del passato, dove superare una "zona rossa" era un atto di guerra, per la Gen Z asiatica è un atto di "pulizia" o riappropriazione.
In Nepal e Sri Lanka, dopo l'occupazione, molti gruppi di giovani sono stati visti pulire le strade e i giardini dei palazzi occupati.
Questo trasmette un messaggio potente: "Noi non siamo qui per distruggere lo Stato, ma per riprenderci ciò che è nostro e che voi avete sporcato con la corruzione".
3. La paralisi dei difensori (l'effetto "Jiu-jitsu")
L'assedio di massa mette le forze di sicurezza davanti a un dilemma impossibile. Se i manifestanti sono migliaia, giovani e disarmati, l'uso della forza letale davanti ai palazzi governativi (ripreso in diretta streaming) potrebbe produrre un martirio tale da provocare la rivolta immediata anche dell'esercito. E' così accaduto che in Bangladesh e Nepal, l'esercito ha scelto di non sparare sulla folla che assediava i palazzi, costringendo i leader alle dimissioni o alla fuga.
4. Il Palazzo come "set" per i Social
Queste rivoluzioni sono pensate per essere trasmesse. Un'immagine su TikTok di un ragazzo con la bandiera di One Piece davanti al portone del potere vale più di mille scontri con la polizia. L'assedio trasforma il luogo fisico in un palcoscenico globale, dove il governo perde la battaglia della narrazione prima ancora di quella militare.
In sintesi: Tabella delle differenze strategiche
Caratteristica vecchia è sfondare le linee di polizia; nuova: occupare il simbolo della nazione.
Metodo vecchio è la violenza tattica (molotov, pietre); nuovo: la non collaborazione generale e la pressione numerica sotto i palazzi del Potere. Il risultato è il logoramento a lungo termine dei regimi. Il crollo psicologico immediato dei leader è immediato.
Il simbolismo vecchio è la barricata (divisione); quello nuovo è sedersi sul divano del Premier (riappropriazione)
Un punto di riflessione: questa strategia è "vincente" nel far cadere i governi, ma è sufficiente per costruirne di nuovi? L'occupazione di un palazzo è un atto istantaneo, mentre la riforma delle istituzioni richiede tempi lunghi che spesso i giovani, una volta tornati a casa, faticano a perseguire e monitorare.