E' urgente il rinnovo del NEW START

19.01.2026

Webinar |

5 anni di TPNW: come sottrarsi ad un genocidio programmato.

Le vie del Disarmo di fronte alle crisi globali nel 2026.

Data: 22 gennaio 2026 Promosso da: Disarmisti Esigenti

dalle ore 19:00 alle ore 21:00

Info: www.disarmistiesigenti.org - cell. 340-0736871

Link per collegarsi:

https://us06web.zoom.us/j/86727209364?pwd=6TWsom1fbngWzZjvmWDhLA7aN9x9Hq.1

Introduzione: Alfonso Navarra, Daniele Barbi, Luigi Mosca

Il 22 gennaio 2026 celebriamo il quinto anniversario dell'entrata in vigore del TPNW (Trattato sulla Proibizione delle Armi Nucleari). Questo strumento giuridico a livello internazionale non è solo una norma tecnica, ma una scelta etica: dichiara le armi atomiche illegali e moralmente inaccettabili.

Adottato il 7 luglio del 2017, questo Trattato è entrato in vigore il novantesimo giorno dalla 50esima ratifica, quella effettuata il 24 ottobre 2020, dallo Stato dell'Honduras. I numeri ci parlano di 75 Stati ratificanti + 20 firmatari del Trattato. Siamo al 30% circa della popolazione mondiale, esprimente la volontà di disarmo soprattutto del Sud del mondo. Ma siamo convinti che anche tra i popoli degli Stati nucleari, inclusi gli Stati che collaborano alla condivisione nucleare NATO (l'Italia contribuisce con le basi di Ghedi ed Aviano), un referendum sancirebbe la vittoria di chi preferirebbe un disarmo nucleare totale quanto prima possibile.

Noi, Disarmisti esigenti, tra i membri italiani della Campagna ICAN (International Campaign to Abolish Nuclear weapons), ci battiamo perché la deterrenza nucleare non sia vista solo come "follia", ma sia additata e punita quale "genocidio programmato": un crimine contro l'umanità da perseguire tramite la Corte penale internazionale.

Le proposte dei Disarmisti esigenti

In vista della prossima Conferenza degli Stati Parte del TPNW, presenteremo le nostre proposte centrali, alla cui base sta una visione di "nonviolenza poietica" e la "strategia di trasformare i nemici in amici":

  1. Collegamento ICAN - NFU: sinergia tra la campagna per il trattato di proibizione e le politiche di No First Use (Non Primo Utilizzo).
  2. Rinnovo del New Start che scade il 5 febbraio 2026
  3. Helsinki 2: rilanciare un grande processo di sicurezza e cooperazione europea.
  4. WMDFZ in Medio Oriente: sostegno alla creazione di una Zona libera da armi di distruzione di massa.
  5. Stop agli Euromissili: una mobilitazione urgente contro il ritorno dei missili a medio raggio in Europa.
  6. Costituzione della Terra: un ordine giuridico globale per proteggere i diritti umani, la pace e la biosfera dell'intero pianeta.

RIPORTIAMO IN FONDO A QUESTA PAGINA, CON UN COMMENTO, I DATI SULLA POPOLAZIONE DEGLI STATI RATIFICANTI IL TPNW 

Abbiamo aggiunto come proposta urgente il rinnovo del NEW START, l'ultimo grande trattato di controllo degli armamenti nucleari tra Stati Uniti e Russia: limita il numero di armi strategiche dispiegate e prevede ispezioni e scambi di dati per verificare il rispetto degli impegni. È in vigore dal 2011 ed è stato prorogato fino al 2026, con scadenza appunto in febbraio, anche se la Russia ne ha sospeso l'applicazione nel 2023.

Ecco, in sintesi, cosa prevede questo Trattato: 

  • Limite a 1.550 testate nucleari strategiche dispiegate per ciascun Paese

  • Massimo 700 vettori dispiegati (missili balistici intercontinentali, missili lanciati da sottomarini, bombardieri pesanti)

  • Massimo 800 lanciatori complessivi (dispiegati + non dispiegati)

  • Ispezioni sul campo, scambi di dati e notifiche continue per verificare la conformità.


  • La sua importanza particolare sta nel fatto che è l'ultimo trattato rimasto che limita direttamente gli arsenali nucleari di USA e Russia, che insieme detengono circa il 90% delle testate mondiali. Senza un rinnovo o un accordo successivo, dal 2026 non ci saranno più limiti verificabili alle armi nucleari strategiche delle due potenze.

    Facendo una ricerca su Internet si trovano le seguenti notizie:

    Il 22 settembre, Putin ha segnalato che la Russia voleva una proroga di un anno. Trump ha commentato il 5 ottobre che sembrava "una buona idea", ma gli Stati Uniti non hanno risposto ufficialmente.

    • https://www.armscontrol.org/pressroom/2025-10/press-release-100-days-expiration-last-us-russian-nuclear-arms-limitation-treaty

    Un diplomatico russo ha dichiarato il 31 dicembre: "Ci aspettiamo che gli americani alla fine rispondano all'iniziativa di Vladimir Putin di mantenere i limiti numerici previsti dal Nuovo START sotto forma di auto-restrizioni volontarie".

    • https://tass.com/politics/2067395

    Mentre Trump ha dichiarato di voler perseguire la "denuclearizzazione" sia con la Russia che con la Cina, Pechino afferma che è "irragionevole e irrealistico" chiederle di unirsi ai colloqui a tre sul disarmo nucleare con paesi i cui arsenali sono molto più grandi.

    • A complicare ulteriormente le prospettive di controllo globale degli armamenti, la Russia afferma che anche le forze nucleari dei membri della NATO, Gran Bretagna e Francia, dovrebbero essere oggetto di negoziazione, cosa che questi paesi rifiutano.Nikolai Sokov, ex negoziatore sovietico e russo per le armi, ha dichiarato in un'intervista telefonica che cercare di forgiare un nuovo trattato nucleare multilaterale in questo contesto è "quasi un vicolo cieco. Ci vorrà un'eternità".
    • https://www.reuters.com/world/china/last-russia-us-nuclear-treaty-is-about-expire-what-happens-next-2026-01-08/

    Rose Gottemoeller, capo negoziatrice degli Stati Uniti per il Nuovo Trattato sulla Riduzione delle Armi Strategiche (New START), ha scritto a dicembre:

    • Tuttavia, Lavrov ha ragione su un punto: la proposta di Putin non richiede alcuna negoziazione. Sia Putin che Trump potrebbero semplicemente dichiarare la loro intenzione di continuare a rispettare i nuovi limiti START: 1.550 testate, 700 vettori, 800 lanciatori. 3 Questo accordo di stretta di mano potrebbe durare finché una delle due parti non dichiarasse la propria intenzione di oltrepassare i limiti, o non iniziasse ad accumulare oltre i numeri concordati, e l'altra parte non se ne accorgesse attraverso i propri mezzi tecnici nazionali di verifica, che includono satelliti aerei e altre risorse di monitoraggio nazionali.
    • https://www.armscontrol.org/act/2025-12/features/getting-most-out-new-start-it-expires

    La cosa più elementare da osservare rispetto a questa vicenda è che, in Italia, ma anche in Europa e nel mondo, la gente semplicemente non sa che un trattato del genere esista. E se le persone non lo sanno, non possono pretendere il rispetto, la proroga o la sostituzione. Non possono difendere qualcosa di cui ignorano l'esistenza.

    Ciò solleva una domanda fondamentale: perché questo silenzio è così totale e come possiamo romperlo?

    Crediamo che dovremmo pensare non solo in termini di advocacy da parte di esperti, ma in termini di ampio coinvolgimento pubblico, che includa anche chi non è fortemente politicizzato. Le persone possono non essere d'accordo sull'abbandono immediato della deterrenza nucleare, ma c'è una cosa che condividono in modo schiacciante: non vogliono che le bombe nucleari cadano loro in testa. Possono non voler rinunciare alle "loro" armi nucleari, ma di certo non vogliono che le armi nucleari di qualcun altro si trovino vicino a loro.

    Questo è un potente punto in comune.

    Ecco perché crediamo che idee come una maratona transnazionale di podisti, ciclisti o altre azioni pubbliche simboliche in diversi Paesi, unite a un messaggio chiaro che chieda l'estensione del New START e il sostegno al disarmo nucleare, possano inviare un segnale molto forte. Tali azioni, che potrebbero ad esempio iniziare dalla sede del Parlamento europeo di Strasburgo, parlano il linguaggio delle persone, non solo degli esperti.

    Si può anche suggerire un'altra possibile direzione: coinvolgere associazioni di sindaci, reti cittadine e dirigenti comunali. Le città sono luoghi in cui le persone vivono concretamente le conseguenze delle politiche nucleari, e i sindaci hanno spesso una prospettiva sulla sicurezza umana molto più forte rispetto ai governi nazionali. Se tali associazioni sostenessero pubblicamente iniziative come questa, ciò aumenterebbe significativamente sia la legittimità che la visibilità.

    Dovremmo riflettere insieme su una campagna mediatica e pubblica più ampia, partendo dalle basi:
    – che il trattato sta per scadere,
    – che non c'è estensione,
    – e perché questo è importante per la sicurezza delle persone comuni.

    TPNW: Il Club dei 75 Stati Parte

    Al 19 gennaio 2026, il Trattato sulla Proibizione delle Armi Nucleari conta ufficialmente 75 Stati che hanno depositato lo strumento di ratifica o adesione presso le Nazioni Unite.

    Ripartizione Geografica dei 75 Stati

    Africa (18) - Leader nel disarmo

    • Algeria, Benin, Botswana, Capo Verde, Comore, Congo, Costa d'Avorio, Gambia, Ghana, Guinea-Bissau, Lesotho, Malawi, Namibia, Nigeria, Repubblica Democratica del Congo, Seychelles, Sudafrica, Zimbabwe (o altro Stato africano recente).

    Americhe e Caraibi (28)

    • Antigua e Barbuda, Bahamas, Belize, Bolivia, Cile, Colombia, Costa Rica, Cuba, Dominica, Ecuador, El Salvador, Giamaica, Grenada, Guatemala, Guyana, Haiti, Honduras, Messico, Nicaragua, Panama, Paraguay, Perù, Repubblica Dominicana, Saint Kitts e Nevis, Saint Lucia, Saint Vincent e Grenadine, Trinidad e Tobago, Uruguay, Venezuela.

    Asia (12)

    • Bangladesh, Cambogia, Filippine, Indonesia, Kazakistan, Laos, Malesia, Maldive, Mongolia, Palestina, Thailandia, Vietnam.

    Oceania (13)

    • Figi, Isole Cook, Isole Salomone, Kiribati, Nauru, Niue, Nuova Zelanda, Palau, Papua Nuova Guinea, Samoa, Timor Est, Tuvalu, Vanuatu.

    Europa (4) - La "resistenza" nel continente nucleare

    • Austria, Irlanda, San Marino, Santa Sede.

    Analisi Demografica degli Stati Parte del TPNW (75 Stati)

    Raggiungere 75 ratifiche non è solo un traguardo numerico diplomatico, ma rappresenta un mandato popolare di proporzioni globali. Ecco il calcolo della popolazione complessiva espresso dagli Stati che hanno scelto di rendere illegali le armi nucleari.

    1. I "giganti" demografici del Trattato

    Il peso della popolazione non è distribuito uniformemente. Il TPNW include alcuni dei Paesi più popolosi del pianeta:

    • Nigeria: ~230 milioni

    • Indonesia: ~280 milioni

    • Bangladesh: ~175 milioni

    • Messico: ~130 milioni

    • Filippine: ~118 milioni

    • Vietnam: ~100 milioni

    • Repubblica Democratica del Congo: ~105 milioni

    • Sudafrica: ~61 milioni

    • Thailandia: ~72 milioni

    2. Il Calcolo Complessivo

    Sommando la popolazione degli Stati Parte (dai piccoli Stati insulari del Pacifico ai colossi africani e asiatici):

    • Popolazione Totale degli Stati Parte (75 Stati): ~1.550.000.000 (Un miliardo e 550 milioni di persone).

    • Popolazione Mondiale Stimata (Gennaio 2026): ~8.250.000.000 (8 miliardi e 250 milioni di persone).

    3. Quota Percentuale

    Effettuando il rapporto tra la popolazione degli Stati Parte e la popolazione mondiale:

    $$\frac{1.550.000.000}{8.250.000.000} \times 100 \approx 18,8\%$$

    Considerazione Strategica

    Attualmente, quasi 1 abitante su 5 della Terra vive in uno Stato che ha già dichiarato fuori legge le armi nucleari.

    Se aggiungiamo i firmatari che non hanno ancora completato la ratifica (come il Brasile, con i suoi 215 milioni di abitanti, e molti altri Paesi africani), la quota della popolazione mondiale che vive in nazioni che hanno firmato il trattato sale drasticamente verso il 25-28%.

    Analisi del PIL degli Stati Parte del TPNW (75 Stati)

    Questa analisi confronta la forza economica dei Paesi che hanno scelto il bando nucleare rispetto alla ricchezza globale, evidenziando il divario tra "potere finanziario" e "volontà democratica".

    1. I Principali Contributori al PIL del Trattato

    Nonostante il trattato sia sostenuto da molte nazioni in via di sviluppo, include economie di rilievo che pesano significativamente nel calcolo totale:

    • Messico: ~1.800 miliardi $ (USD)

    • Indonesia: ~1.500 miliardi $ (USD)

    • Nigeria: ~400 miliardi $ (USD)

    • Austria: ~530 miliardi $ (USD)

    • Irlanda: ~550 miliardi $ (USD)

    • Sudafrica: ~380 miliardi $ (USD)

    • Filippine: ~450 miliardi $ (USD)

    • Vietnam: ~470 miliardi $ (USD)

    • Bangladesh: ~450 miliardi $ (USD)

    2. Il Calcolo Complessivo

    • PIL Totale degli Stati Parte (75 Stati): ~8.200 - 8.500 miliardi $ (USD).

    • PIL Globale Stimato (2025/2026): ~110.000 - 115.000 miliardi $ (USD).

    3. Quota Percentuale rispetto al PIL Globale

    Effettuando il rapporto tra il PIL degli Stati del bando e la ricchezza mondiale:

    $$\frac{8.500}{115.000} \times 100 \approx 7,4\%$$

    _______________

    Alcune valutazioni su questi dati da parte dei Disarmisti esigenti

    L'Umanità contro la follia nucleare: una prospettiva etica

    Il numero di chi ha ratificato il trattato non è una fredda statistica diplomatica; è il grido di chi vuole vivere. Ecco il significato profondo di quel miliardo e mezzo di persone che dicono "no" alla morte programmata.

    Democrazia internazionale e forza morale

    C'è chi crede che la forza risieda nel possesso di ordigni capaci di incenerire la vita sulla Terra. Ma questa è la logica dei generali e dei potenti, non quella degli uomini comuni. Quei settantacinque Stati che hanno scelto il bando non hanno missili, eppure rappresentano la vera maggioranza del mondo. Essi rifiutano di essere gli ostaggi rassegnati di una strategia, la deterrenza, che è solo un altro nome per la follia. Non si può costruire la pace sulla minaccia di un massacro universale; la vera democrazia è quella di chi, pur non avendo forza militare, rivendica il diritto di non essere annientato.

    La voce dei popoli: oltre l'egoismo occidentale e del sistema dello sterminismo

    Il disarmo non è un gioco intellettuale per i salotti delle capitali europee. Questi dati ci dicono che il desiderio di vita pulsa con più vigore proprio là dove l'umanità è più numerosa e giovane. Il Sud del mondo non accetta più di essere la periferia silenziosa di un mondo che rischia il suicidio atomico per gli interessi di pochi. Questi popoli sono il futuro della nostra specie; la loro scelta di bandire l'atomo conferma che l'aspirazione alla pace è un sentimento universale, radicato nella carne dell'uomo, e non un'agenda dettata dai calcoli egoistici dell'Occidente.

    L'imperativo morale di un miliardo e mezzo di esseri umani

    Quando un miliardo e mezzo di esseri umani chiede, attraverso i propri rappresentanti, l'eliminazione totale dell'arma atomica, non sta facendo una richiesta politica: sta compiendo un atto di civiltà. Ogni singola ratifica è una pietra scagliata contro il muro dell'indifferenza. La pressione morale che deriva da questo numero è immensa perché parla alla coscienza di tutti. Non si può restare neutrali di fronte alla possibilità dello sterminio. Bisogna scegliere: o la sopravvivenza dell'umanità, o la sopravvivenza delle armi nucleari. Le due cose insieme sono impossibili.

     Aggiungiamo delle considerazioni politico-economiche partendo dall'analisi del PIL

    Mentre gli Stati Parte ratificanti rappresentano quasi il 19% della popolazione mondiale, essi esprimono solo circa il 7,4% del PIL globale. Questo dato evidenzia tre punti cruciali per la discussione dei Disarmisti Esigenti:

    1. Eguaglianza Sovrana vs. Potere Finanziario: il TPNW è la prova che la dignità del diritto internazionale non dipende dal portafoglio. 75 Stati chiedono la sopravvivenza dell'umanità, ma la loro voce pesa meno nei mercati rispetto a quella del "club nucleare" che detiene oltre il 60% del PIL mondiale (USA, Cina, Russia, Francia, UK).

    2. Il Costo Opportunità: il PIL degli Stati Parte è inferiore a quanto le potenze nucleari spenderanno complessivamente per la "modernizzazione" dei loro arsenali nei prossimi 10 anni (stimata oltre 1.000 miliardi di dollari l'anno).

    3. L'Arma del disinvestimento: poiché questi 75 Stati controllano comunque una quota di PIL superiore agli 8 trilioni di dollari, le loro legislazioni nazionali possono influenzare i mercati finanziari, vietando alle banche operanti nei loro territori di investire in aziende legate all'industria nucleare (Articolo 1 del Trattato).

    Il peso della vita va messo contro il peso dell'oro

    Il divario tra il peso demografico (19%) e quello economico (7,4%) dimostra che il TPNW è un trattato di giustizia riparativa. Gli Stati "poveri" di atomi ma "ricchi" di popolazione stanno imponendo un limite morale a quegli Stati che, forti del loro PIL, si sentono autorizzati a minacciare la distruzione del pianeta.



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