Attentato alla comunità ebraica a Sidney: rispondiamo all'odio con la nonviolenza!

14.12.2025

I Disarmisti Esigenti condannano l'attentato a Sydney e invitano alla mobilitazione contro l'antisemitismo e gli odi fondamentalisti.

La strada è la "Nonviolenza poietica" per la Terrestrità.

Sintesi del comunicato: i Disarmisti Esigenti per la Nonviolenza della Terrestrità

Il comunicato stampa dei Disarmisti Esigenti (DE) del 14 dicembre 2025 condanna fermamente l'attentato terroristico che ha colpito la comunità ebraica a Sydney, Australia.

La condanna e il 'Power Over'

I Disarmisti Esigenti esprimono "equivicinanza" verso la sofferenza del popolo palestinese e solidarietà verso le comunità ebraiche globali. L'atto terroristico viene inquadrato come una "tragica espressione del 'Power over'" (Potere Su), la logica coercitiva e gerarchica che usa l'odio, l'antisemitismo e il fondamentalismo. DE sottolinea che la liberazione di qualsiasi popolo non può passare attraverso metodi terroristici, giudicati "profondamente incompatibili" con l'obiettivo di un mondo giusto, ecologicamente risanato e pacifico.

Due popoli due Stati

Per la pace, a giudizio dei DE, sono necessarie leadership da ambedue le parti del conflitto israelo-palestinese che riconoscano, sia l'una sia l'altra, l'esistenza di due Stati sovrani che convivano fianco a fianco in sicurezza. Per questo proponiamo la liberazione di Marwan Barghouti, attraverso la grazia del presidente Herzog, quale partner di pace, alla maniera che fu storicamente di Mandela nel superamento dell'apartheid sudafricano. 

L'imperativo della Terrestrità

Il documento introduce il principio fondamentale della Terrestrità, che riconosce l'umanità come parte organica di un unico, vivente ecosistema globale. Questo impone di superare la violenza tribale per i confini territoriali e la logica dei blocchi politico/militari per adottare una coscienza biocentrica ed ecocentrica. L'assioma è: "Prima le persone, prima l'Umanità, prima la Terra".

La risposta: Nonviolenza poietica contro la deterrenza

Di fronte alla barbarie (inclusi i "terrorismi di Stato"), la risposta deve essere la Nonviolenza poietica, definita come strategia politica (non partitica) per un cambiamento strutturale.

La priorità assoluta individuata dai DE è neutralizzare il genocidio programmato della "deterrenza" (la preparazione alla guerra nucleare). Per questo, i Disarmisti Esigenti promuovono l'adesione al Trattato di Proibizione delle Armi Nucleari (TPNW) e l'adozione del principio di "Non primo uso!" da parte delle potenze nucleari.

Si conclude che, in un mondo altamente interconnesso, "non c'è giustizia senza pace": qualsiasi disputa locale armata rischia di innescare una conflagrazione universale, rendendo l'uso di strumenti bellici insostenibile e obsoleto.

Impegni operativi

Per attuare questa lotta, i Disarmisti Esigenti si impegnano a:

  1. Informazione strategica: utilizzare il Peace Journalism per denunciare le radici strutturali dell'odio.

  2. Formazione e educazione: promuovere la Comunicazione nonviolenta e l'Educazione alla Terrestrità per formare cittadini capaci di gestire i conflitti in modo costruttivo ed empatico.

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Comunicato stampa con preghiera di pubblicazione su testate, siti, blog...

Milano, 13 dicembre 2025

I Disarmisti Esigenti condannano l'attentato che ha colpito i cittadini di fede ebraica riuniti per una festività a Sydney, in Australia.

Esprimiamo, da "equivicini" verso le sofferenze del popolo palestinese, la nostra solidarietà alla comunità ebraica residente in Australia e alle comunità ebraiche di tutto il mondo; porgiamo il nostro cordoglio a tutti i cari delle persone colpite da questo ennesimo episodio di violenza terroristica, che rappresenta un attacco diretto ai principi di convivenza e fratellanza che devono governare la società globale.

Questo atto criminale è, nella nostra visione di nonviolenti, una tragica espressione del 'Power over', il "Potere su", la logica coercitiva e gerarchica del sistema della potenza, che - anche da presunte velleità di resistenza anti-imperialista e anticolonialista, utilizza l'odio razziale, l'antisemitismo e il fondamentalismo per imporre la propria volontà attraverso la paura e la distruzione. Tali dinamiche violente minano non solo la sicurezza individuale, ma anche il tessuto stesso della nostra solidarietà umana.

La liberazione umana di qualsiasi popolo non può passare attraverso questi metodi: la violenza terroristica, per quanto presentata da alcuni come un "mezzo disperato" per la liberazione di popoli oppressi, è in realtà profondamente incompatibile con l'obiettivo stesso di creare un mondo più giusto, ecologicamente risanato e strutturalmente pacifico.

Per la pace, in particolare nel conflitto israelo-palestinese, a giudizio dei DE, sono necessarie leadership da ambedue le parti in antagonismo che riconoscano, sia l'una sia l'altra, l'esistenza di due Stati sovrani che convivano fianco a fianco in sicurezza. Per questo proponiamo la liberazione di Marwan Barghouti, attraverso la grazia del presidente Herzog, quale partner di pace, alla maniera che fu storicamente di Mandela nel superamento dell'apartheid sudafricano. 

La consapevolezza e i sentimenti di comune umanità dovrebbero, secondo noi, radicarsi nella "Terrestrità", il principio fondamentale secondo cui siamo tutte/i - gli esseri umani di questo Pianeta - parti organiche di un unico, vivente, interdipendente, ecosistema globale.

Prima le persone, prima l'Umanità, prima la Terra: dopo le altre specificazioni dei gruppi umani.

La cultura della pace del XXI secolo ci impone di superare la logica dei grandi blocchi politico/militari, ma anche la violenza tribale localizzata, adottando invece una coscienza biocentrica ed ecocentrica che - repetita iuvant - riconosca l'Umanità come un insieme unico, oltre la ricchezza delle differenze. Attacchi come quello di Sydney dimostrano, nella nostra opinione, l'urgenza di questa prospettiva universalistica.

La risposta è la "Nonviolenza poietica"!

Di fronte alla barbarie dei terrorismi, anche dei terrorismi di Stato, va bene, la risposta dei movimenti pacifisti non può limitarsi al cordoglio morale, ma deve tradursi in azione strategica attiva, con lotte nonviolente insieme innovative e concrete. La nostra vigilanza e mobilitazione contro l'antisemitismo, tutti i fondamentalismi e gli odi razziali e sociali devono continuare ad essere massime.

Per i Disarmisti Esigenti, la "Nonviolenza poietica" – intesa come strategia politica (non partitica) e generatrice di nuovo 'Potere con' – è la sola via per il cambiamento strutturale che può tagliare alle radici le fonti avvelenate della violenza.

La priorità che individuiamo è neutralizzare il genocidio programmato della "deterrenza" (il preparare la pace attraverso la preparazione della guerra, persino della guerra nucleare, che ci rende tutti ostaggio della morte "atomica") attraverso la denuclearizzazione sia militare che civile.

Aderiamo quindi al trattato di proibizione delle armi nucleari e premiamo comunque sulle potenze nucleari affinché adottino il "Non primo uso!". 

Anche per il Medio Oriente bisogna portare avanti il percorso verso la creazione di una Zona libera dalle armi nucleari.

Ed invitiamo a non confliggere comunque con le armi per i conflitti locali sui confini: non ce lo possiamo più permettere in un mondo che è diventato come un ambiente unico stipato di barili di esplosivo. Anche se ci sentissimo dei "giustizieri" che si vendicano di torti subiti e rimettono le cose a posto, non ci potremmo permettere di sparare per consegnare alla "giustizia" quelli che crediamo siano criminali.

Oggi non c'è giustizia senza pace! Non possiamo più fare ricorso a strumenti armati, bellici, perché qualsiasi disputa locale può fare da innesco per la conflagrazione universale. In un mondo desertificato dalla guerra nucleare, che può scoppiare anche per errore, avrebbe senso da cadaveri invocare la "giustizia"?

Questa lotta contro la deterrenza che ci ingabbia e della logica amico/nemico che ci obnubila proponiamo di tradurla nell'impegno costante a:

- Informazione strategica: utilizzare il Peace Journalism per analizzare il contesto e denunciare le radici strutturali dell'odio senza cedere alla polarizzazione.

- Formazione e educazione: promuovere la Comunicazione nonviolenta e l'educazione alla Terrestrità per formare cittadini capaci di gestire i conflitti in modo costruttivo e basato sull'empatia.

L'odio e la violenza non avranno l'ultima parola: la Vita è più forte della Morte, Eros prevale e prevarrà su Thanatos. Rilanciamo l'appello a tutte le forze della società civile per rafforzare l'impegno in una lotta nonviolenta, nel rispetto della vita di tutti e della Vita universale, contro ogni forma di prevaricazione e discriminazione, a difesa dei diritti umani universali e della conversione ecologica nella Terrestrità.

Disarmisti Esigenti

Membri ufficiali della Campagna internazionale per l'abolizione delle armi nucleari (ICAN)

Promotori della Rete per l'Educazione alla Terrestrità (RET)

Per info: 340-0736871 cell - coordinamentodisarmisti@gmail.com

Il fruttivendolo Ahmed al Ahmed che disarma il terrorista a Sidney

L'AGENZIA NOVA RIFERISCE UNA PREOCCUPAZIONE DI TAJANI

Gaza: Tajani, attentato a Sydney rischia di danneggiare il processo di pace

Roma, 14 dic 16:41 - (Agenzia Nova) - L'attentato avvenuto oggi a Sidney, in Australia, è stato il frutto di una campagna antisemita che rischia di danneggiare il processo di pace a Gaza. Lo ha detto il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, intervistato dal Tg4. "Quello che è successo è frutto di una campagna antisemita" e le vittime "non hanno nulla a che fare con quanto accade a Gaza o in Cisgiordania. Dobbiamo far sì che non ci siano reazioni (da parte di Israele) perché il rischio è che l'attentato sia stato orchestrato per avere una reazione dura di Israele proprio nel momento in cui si sta passando dalla prima alla seconda fase del cessate il fuoco", ha affermato Tajani, paventando che si tratti di "una qualche idea criminale per interrompere questa nuova fase e ricominciare con la guerra". "Bisogna sempre lavorare molto con la diplomazia e mantenere la calma perché attentati come questo certamente non fanno bene al processo di pace. C'è una situazione di tregua molto debole, e certamente attentati come questo sono deleteri", ha aggiunto il titolare della Farnesina".

L'ADN KRONOS CI SPIEGA COSA E' LA FESTA DI HANNUKAH

"L'evento, chiamato Chanukah by the Sea, era stato organizzato dalla comunità ebraica locale e dal Chabad of Bondi, attirando centinaia di persone sulla famosa spiaggia per accendere insieme le luci e festeggiare. Hanukkah è una celebrazione ebraica che dura otto giorni e commemora la riconsacrazione del Tempio di Gerusalemme nel 164 a.C., dopo la vittoria dei Maccabei (guidati da Giuda Maccabeo) contro i Seleucidi, che avevano profanato il Tempio imponendo la cultura ellenistica. Il nome 'Hanukkah' significa 'inaugurazione' o 'dedicazione' in ebraico. 

La storia e il miracolo 

Nel II secolo a.C., il re seleucide Antioco IV Epifane vietò la pratica della religione ebraica e profanò il Tempio. I Maccabei ribellarono e riconquistarono Gerusalemme. Per riaccendere la menorah (il candelabro del Tempio), trovarono solo una piccola quantità di olio puro, sufficiente per un solo giorno. Miracolosamente, l'olio durò otto giorni, il tempo necessario per prepararne di nuovo. Questo miracolo è al centro della festa.
Accensione della hanukkiah: Ogni sera si accende una candela aggiuntiva su un candelabro a nove bracci (otto per le notti, più lo 'shamash' per accendere le altre). Si recitano benedizioni e si cantano canti tradizionali.
Cibi fritti nell'olio: Per ricordare il miracolo dell'olio, si mangiano latkes (frittelle di patate) e sufganiyot (ciambelle ripiene di marmellata). reformjudaism.org
Gioco del dreidel: Si gioca con una trottola a quattro facce (con lettere ebraiche che formano l'acronimo 'Un grande miracolo è accaduto qui/là').todaysparent.com
Regali e gelt: Si scambiano piccoli doni o monete di cioccolato (gelt).
Hanukkah cade il 25 del mese ebraico di Kislev. Nel 2025, inizia al tramonto del 14 dicembre e termina la sera del 22 dicembre. Non è una delle feste più importanti della Torah, ma è molto gioiosa, soprattutto per i bambini, e simboleggia la vittoria della luce sull'oscurità e la libertà religiosa. Non ha legami con il Natale, anche se spesso coincide nel periodo. Hanukkah sameach (felice Hanukkah)
"
internazionale/esteriwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Appendice extra comunicato. Info essenziali sull'avvenimento

Da dispacci ANSA apprendiamo che sono padre e figlio i killer alla festa ebraica di Bondi Beach. I morti stimati alla fine della giornata del 14 dicembre sarebbero almeno 15. 29 i feriti. In duemila celebravano l'Hanukkah sulla spiaggia.

Ecco quanto possiamo leggere:

"I due uomini armati che hanno sparato e ucciso 15 persone durante una celebrazione ebraica sull'iconica Bondi Beach di Sydney erano un padre cinquantenne e suo figlio ventiquattrenne, ha dichiarato la polizia australiana.

"Il cinquantenne è deceduto. Il ventiquattrenne è attualmente in ospedale", ha dichiarato il commissario di polizia del Nuovo Galles del Sud, Mal Lanyon, in una conferenza stampa. "Posso dire che non stiamo cercando altri autori di reato", ha aggiunto".

Particolari sule vittime:  

"Ci sono anche il rabbino di Sydney Eli Schlanger, una bambina di 12 anni e un sopravvissuto all'Olocausto. Due agenti di polizia sono gravissimi". 

Quando è avvenuto l'assalto terroristico e l'intervento del fruttivendolo eroe:

"La strage è avvenuta nel tardo pomeriggio. La festa 'Chanukah by the Sea' era iniziata alle 17 ora locale ad Archer Park, una spianata erbosa proprio a ridosso della spiaggia. La locandina dell'evento prometteva "spettacoli dal vivo, musica, giochi e divertimento per tutte le età". "Portate i vostri amici, portate la famiglia - si legge sui volantini - Riempiamo Bondi di gioia e di luce!". Ci sono circa mille persone alla festa. E' domenica, anche la spiaggia è ancora piena di gente. Uno sparo, poi altri, poi altri ancora: sembrano non finire mai, riferiranno i testimoni. E' il panico. La prima telefonata al numero d'emergenza arriva alle 18,47. Alle spalle del parco c'è uno stradone, Campbell Parade, con un ponte pedonale rialzato: un punto di fuoco ideale per il prato della festa. E' da qui che due uomini in maglietta nera caricano, mirano, sparano sulla gente coi loro fucili, poi ricaricano e sparano ancora. Uno dei due scende dal ponte imbracciando l'arma e riprende a far fuoco da lì. E' un errore: un passante, Ahmed al Ahmed, 43 anni, trova il coraggio di sgusciare tra le macchine parcheggiate e salta addosso al terrorista, gli strappa il fucile di mano e glielo punta contro".

La strage poteva essere persino più grave: 

"La polizia ha trovato rudimentali ordigni esplosivi su un veicolo nella zona dell'attacco". 

Chi sono gli attentatori? 

"Di uno degli attentatori è noto il nome: Naveed Akram, 24 anni. Fonti informate parlano di origini pakistane ma le autorità non confermano. La sua casa, nella zona sud-occidentale di Sydney, è stata perquisita e più tardi ne è uscito un uomo ammanettato. "Uno di questi individui ci era noto, ma non in una prospettiva di minaccia immediata" ha fatto sapere l'intelligence di Canberra. Anche due donne sono state portate via dalla polizia. Le indagini proseguono". 

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In Italia la Polizia invita alla massima vigilanza sui possibili obiettivi ebraici. 

La circolare è stata emanata dal Dipartimento della Pubblica sicurezza in vista delle elezioni dei rappresentanti dell'Unione della comunità ebraica italiana. Il provvedimento mira a un innalzamento delle misure su tutti i luoghi ritenuti 'sensibili' e verrà mantenuto anche nei prossimi giorni. 

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La solidarietà internazionale e la critica di Netanyahu

"All'Australia e alla sua comunità ebraica è arrivata la solidarietà dei principali leader internazionali, insieme a quella della comunità musulmana australiana e dell'Autorità Palestinese. Israele però ha puntato il dito contro Canberra, 'colpevole' a suo dire di avere tra l'altro riconosciuto lo Stato Palestinese: il governo australiano "ha gettato benzina sul fuoco dell'antisemitismo - ha affermato il premier Benyamin Netanyahu - Si diffonde quando i leader rimangono in silenzio". 

Sulla condanna della comunità internazionale ci riferisce Vatican News

"Notizie profondamente angoscianti quelle che arrivano dall'Australia" scrive su X il primo ministro del Regno Unito, Keir Starmer, assicurando vicinanza a quanti sono stati colpiti da quello che definisce un "orribile gesto". Anche esponenti di fede cristiana e musulmana hanno deplorato il gesto stringendosi in preghiera per le vittime. "Questo è un momento in cui tutti gli australiani, compresa la comunità musulmana, devono unirsi in compassione e solidarietà", ha dichiarato l'Australian National Imams Council in una nota. 

La condanna è ovviamente anche da parte musulmana

"Il Muslim Council of Elders, guidato dal grande imam di Al-Azhar, Ahmed Al-Tayeb, ribadisce l'"inequivocabile rifiuto di ogni forma di violenza e terrorismo, indipendentemente dal movente, sottolineando che prendere di mira civili innocenti è un crimine efferato che contraddice gli insegnamenti dell'Islam e di tutte le religioni divine, nonché i valori etici e umani, in quanto costituisce una flagrante violazione dei principi di coesistenza e pace sociale". Il Consiglio chiede inoltre di "rafforzare gli sforzi internazionali per combattere l'incitamento all'odio, l'estremismo e il razzismo, affrontando al contempo le cause profonde di tale riprovevole violenza, promuovendo il dialogo e il rispetto reciproco". E sottolinea "l'importanza di radicare la fratellanza umana come il modo più efficace per costruire società sicure, stabili e pacifiche fondate sulla giustizia".

La condanna della Comunità di Sant'Egidio

"Una condanna giunge infine da Sant'Egidio che "si stringe attorno ai familiari delle vittime dell'orribile strage antisemita di Sydney": "Una 'festa delle luci' che si è trasformata in un incubo non solo per l'Australia ma per tutti noi". La Comunità manifesta la sua solidarietà alle comunità ebraiche in Italia e nel mondo: "Un così grave attentato fa infatti riflettere sul clima d'odio che si è insinuato nelle nostre società: occorre rimuovere i sentimenti di violenta contrapposizione, alimentati anche dalle troppe guerre in corso: non possono prevalere tra i popoli e, a maggior ragione, non possono mai basarsi sull'appartenenza religiosa". 


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