Arte della guerra di Sun Tsu, arte della pace universale: omaggio a Gandhi

24.01.2026

Webinar organizzato dai Disarmisti esigenti (www.disarmistiesigenti.org) in occasione della Giornata Mondiale della Nonviolenza Venerdì 30 gennaio 2026 | Ore 18:00 - 20:00

Il 30 gennaio, anniversario del sacrificio di Mahatma Gandhi, assassinato da un nazionalista indù incapace di accettare la convivenza religiosa in India, il mondo si ferma per riflettere sul potere (e i limiti) della nonviolenza. In questa giornata, istituita dalle Nazioni Unite come momento di educazione alla pace, i Disarmisti esigenti vogliono proporre una riflessione audace: la pace non è un'aspirazione passiva, ma una scienza strategica da pianificare e portare avanti in modo organizzato.

Prendendo ispirazione dall'opera di Alberto L'Abate, il sociologo nonviolento promotore della prima Facoltà universitaria di Scienze della Pace in Italia, esploreremo il ribaltamento del classico di Sun Tzu, che pure rappresenta una difformità positiva rispetto al pensiero geopolitico corrente: se l'Occidente è spesso prigioniero dello schema "amico-nemico", l'eredità di Gandhi e la saggezza orientale ci offrono le basi per una vera Arte della pace, capace di elevare la nonviolenza a strategia operativa globale.

1. Visione e obiettivi

Vogliamo trasformare la percezione della pace da "ideale utopico" a strumento concreto di gestione dei conflitti:

  • Superare il mito della passività: dimostrare che la nonviolenza richiede un rigore e una pianificazione strategica superiori a quelli militari.

  • Sintesi strategica: unire la Satyagraha (la forza della Verità) di Gandhi con i principi del "vincere senza combattere" di Sun Tzu.

  • Rigenerazione politica: applicare le lenti sociologiche di Alberto L'Abate alle tensioni geopolitiche contemporanee.

2. Programma di massima del Webinar (le proposte di nomi dei relatori vanno confermate)

  • 18:00 – Apertura. Il seme della Nonviolenza poietica per la Terrestrità. Alfonso Navarra, coordinatore dei Disarmisti esigenti,  introduce la figura di Gandhi e il significato profondo della Giornata Mondiale nel contesto attuale. L'alternativa della società per la giustizia sociale e ambientale al genocidio programmato della deterrenza nucleare.

  • 18:15 – La teoria. Ribaltare Sun Tzu. Focus sul pensiero di Alberto L'Abate: come trasformare la strategia militare in un'architettura di pace. Nomi proposto: Tonino Drago.

  • 18:25 – La cultura. Oltre il Nemico. Luigi Mosca analizza il pensiero strategico cinese e la via per trasformare l'antagonista in un partner cooperativo.

  • 18:35 – La diplomazia. Unire il Mondo. Paola Paesano (nome proposto in attesa di conferma) interviene sul possibile ruolo della diplomazia cinese nel progetto della "Costituzione della Terra".

  • 18:45 – La pratica. Le Armi della Pace. Daniele Barbi presenta le campagne dei pacifisti tedeschi e dei "Disarmisti Esigenti": esempi vivi di azione nonviolenta oggi.

  • 19:00 – La comunicazione.  I gruppi di affinità. Paola Russo (nome da confermare) prospetta come creare una connessione empatica che permetta alla persone di risolvere i conflitti in modo che i bisogni di tutti siano soddisfatti.

  • 19:15 - Spazio al Dialogo. Domande del pubblico e dibattito aperto. Eventuali interventi programmati

  • 19:45 – Conclusioni: sintesi finale e impegni futuri a cura dei relatori.

3. I pilastri del confronto: Sun Tzu vs. Alberto L'Abate

Il webinar metterà in luce tre analogie fondamentali per una nuova dottrina della pace:

  1. L'intelligence di mente e cuore armonizzati: se per Sun Tzu è essenziale "conoscere il nemico", per manipolarlo ai fini dei propri obiettivi, per la nonviolenza è vitale la Satyagraha: comprendere le ragioni dell'altro per trovare una verità comune da sperimentare nella pratica.

  2. L'eccellenza suprema: Sun Tzu insegna che vincere senza combattere è l'apice dell'abilità. L'Abate traduce questa intuizione nella capacità preventiva di risolvere il conflitto prima che diventi distruzione.

  3. Sostenibilità delle risorse: mentre la guerra consuma e logora, la strategia della pace costruisce capitale sociale e fiducia, garantendo una stabilità duratura nel tempo.

"La nonviolenza è la più grande forza a disposizione dell'umanità. È più potente della più potente arma di distruzione che l'ingegno dell'uomo abbia mai inventato." – Mahatma Gand

L'arte della pace di Alberto L'Abate - Centro Gandhi edizioni

Recensione del libro a cura di Angela Dogliotti Marasso.

Il titolo si ispira, capovolgendone l'obiettivo, ad un celebre testo di 25 secoli fa, scritto dal generale Sun Tzu, L'arte della guerra. Ma che cosa c'entra l'arte della guerra con l'arte della pace e la prevenzione dei conflitti? Secondo l'autore c'entra molto, "perché molte delle lezioni di questo comandante, influenzato anche dal pensiero taoista, possono essere trasferite nel campo della lotta e della ricerca della pace" (p.21)

Così L'Abate cerca di tradurre l'esortazione di M.L.King : "Dobbiamo usare le nostre menti per pianificare la pace nello stesso modo rigoroso con il quale finora abbiamo pianificato la guerra" (p.15), utilizzando alcuni dei principi del generale Sun Tzu, talvolta con modalità e finalità opposte, per poterli mettere in atto anche nelle lotte nonviolente. Tra questi, basti ricordare l'importanza del coraggio, dei principi del judo, che usa la violenza dell'avversario per fargli perdere l'equilibrio, oppure dello spiazzamento e del vincere con la forza della convinzione e dell'amore, anziché con le armi ("vincere evitando di combattere").

Ma dopo queste premesse il testo entra nel vivo della prevenzione dei conflitti armati, sulla base di una profonda convinzione: occorre superare il pregiudizio della violenza come destino necessario e inevitabile del genere umano, della natura e della storia.
Partendo, infatti, dal punto fermo posto, su questo annoso dibattito, dalla Dichiarazione di Siviglia del 1986, che argomenta la tesi della violenza come prodotto socio-culturale, l'autore cita molti altri studi più recenti, come i lavori di Piero Giorgi o la scoperta dei neuroni specchio , che confermano questa tesi e supportano la convinzione della guerra come processo non ineluttabile, ma che si può contrastare e superare.

Si tratta di predisporre strumenti capaci di raggiungere questo obiettivo, anche sulla base di molte esperienze maturate in questi anni, dal basso (come i Volontari di Pace in Medio Oriente, o i Nonviolent Peace Corps, per citarne solo alcuni), o dall'alto (come l'Agenda per la Pace di Boutros- Ghali), o di campagne vittoriose come quella contro le mine anti-uomo, che è riuscita a unire gli sforzi di ONG e di governi ben disposti.

In fatto di prevenzione, L'Abate ricorda poi la distinzione tra prevenzione primaria del peacebuilding (costruzione della pace, che "implica il dar vita a società meno violente delle attuali, lavorando all'eliminazione delle cause profonde della violenza nelle società"), prevenzione secondaria del peacekeeping (mantenimento della pace, con creazione di zone cuscinetto demilitarizzate, interposizioni…) e prevenzione terziaria del peacemaking (edificazione della pace, con azioni diplomatiche per giungere ad un cessate il fuoco, attività di mediazione e riconciliazione…)

Ma come fare concretamente prevenzione dei conflitti armati? Qui L'Abate analizza i vari tipi di azione che si possono mettere in atto, dalla segnalazione precoce alla diplomazia preventiva e alle ambasciate di pace (come quella che lo stesso L'Abate aprì in Kossovo), fino alla costituzione dei Corpi Civili di Pace, che rappresentano la proposta politica più articolata e matura messa in campo dai movimenti nonviolenti in questi anni.

Qui l'autore si sofferma ad analizzare il dibattito sui diversi approcci indicati da Galtung e sulla loro conciliabilità: il primo consiste nel ruolo del CCP a intervenire in un conflitto con un'assistenza tecnica, volta a riequilibrare il conflitto; il secondo consiste nell'approccio del CCP come "seconda parte", cioè come parte che interviene per combattere a fianco degli oppressi; il terzo è l'approccio da "terza parte" equi-vicina, che interviene con lo scopo di ridurre la violenza e favorire dialogo e riconciliazione tra i confliggenti.

Nel capitolo su negoziazione e mediazione dei conflitti L'Abate presenta un'efficace sintesi dei principali indirizzi teorici presenti. Nel campo della negoziazione ne individua tre:

  • quello di R.Fisher e W.Ury, basato sulla quattro premesse fondamentali (distinguere le persone dai problemi; mettere al centro non le posizioni ma gli interessi e i bisogni delle parti; sviluppare diverse opzioni di mutuo beneficio prima di giungere all'accordo, costruire l'accordo sulla base di criteri oggettivi e condivisi di equità);
  • quello di Galtung , basato sull'analisi del conflitto visto come un triangolo (atteggiamenti, comportamenti, contraddizione), sul quale intervenire sostituendo empatia a sfiducia e rancore, comunicazione e lotta nonviolenta ai comportamenti violenti, creatività allo scontro originato dalle contraddizioni;
  • quello di Pat Patfoort che, partendo da una teoria delle radici della violenza nel modello M-m (maggiore –minore), propone l'approccio dell' equivalenza (E-E), per trasformare i conflitti in modo nonviolento.

Nel parlare di mediazione L'Abate mette in luce non solo il ruolo delle terze parti esterne, ma anche quello che si potrebbe definire delle "terze parti interne", cioè quelle che Galtung chiama "l'Altro in Sé" e il "Sé nell'Altro", cioè " quelle persone , in ambedue i campi avversi, che pur facendo parte di uno dei due contendenti, non si identificano con la politica portata avanti dalla propria parte e cercano accordi con i loro corrispondenti nel campo avverso" (p.87) Un esempio di questo tipo di ruolo è quello svolto dalle Donne in nero in Israele, che da anni lottano con le donne palestinesi per una politica di pace.

Nella parte sulla riconciliazione L'Abate ricorda l'esperienza della giustizia rigenerativa realizzata in Sudafrica dalla Commissione per la Verità e la Riconciliazione e altre esperienze analoghe volte a superare il paradigma della giustizia puramente retributiva.
Ma tutti questi percorsi richiedono un cambiamento nella cultura profonda, per orientarla alla nonviolenza, alla capacità di fare scelte coraggiose nel senso della giustizia e della pace, a disobbedire, quando necessario, a strutture di violenza e di morte, cioè richiedono un impegno forte nell'educazione alla pace e nel superamento del modello tradizionale di difesa, in favore di una difesa civile, popolare e nonviolenta, con adeguate strutture di sostegno e formazione, come potrebbero essere il Ministero per la Pace e l'Istituto di ricerca per la Pace proposti anche nella recente Campagna promossa dai movimenti nonviolenti per una difesa civile e non armata.

Un testo che raccoglie dunque le riflessioni e le esperienze di una vita, la vita dell'autore ma anche dei movimenti nonviolenti nei quali da sempre ha profuso energie e impegno.
Un testo che in copertina, con un quadro dell'artista quacchero Edward Hicks, significativamente richiama quel regno della pace di biblica memoria, nel quale "il lupo dimorerà con l'agnello, la pantera si sdraierà accanto al capretto….il bambino metterà la mano nel covo di serpenti velenosi. Non agiranno più iniquamente né saccheggeranno il mio santo monte, perché la saggezza del Signore riempirà il paese come le acque ricoprono il mare" (Isaia, 11,6/9)

Angela Dogliotti Marasso 

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